mercoledì 23 maggio 2012

LIBRISSIMAMENTE


STREPITOSO SUCCESSO DELLA MOSTRA “Librissimamente tuo: storie di libri e amicizia”.

IL SINDACO PROLUNGA L’APERTURA PER CONSENTIRE A SCOLARESCHE DI COMUNI LIMITROFI  DI AMMIRARE LE OPERE ESPOSTE.

PUBBLICO, GENITORI E BAMBINI ENTUSIASTI!

LA MOSTRA E’ STATA DEFINITA NEL SUO GENERE “UNICA NEL LODIGIANO”.





La Mostra ha attirato un gran numero di visitatori

… e importante è stata la rappresentanza dell’Amministrazione Comunale intervenuta all’inaugurazione con il Sindaco e alcuni Assessori


La Mostra si è rivelata anche occasione per tanti intensi momenti…

… è stata una vera e propria festa del libro in cui anche i visitatori più piccoli hanno potuto leggere, ammirare e toccare le opere esposte…


 
… è stata l’occasione per i piccoli artisti di mostrare con orgoglio ed un po’ di timore le proprie opere ai genitori…




 
… è stata momento di abbracci affettuosi….
…e di scambi di impressioni ed opinioni…




… di completa immersione nella fantasia e nei colori…



 
… senza distinzione di età, sesso e istruzione….


 
… nonni, genitori e ragazzi uniti attorno a questi oggetti unici…



 … per condividere impressioni e gusti…


 …e per immergersi in un mondo che solo un libro sa materializzare.



Tantissimi sono stati i commenti entusiasti lasciati nel Livre d’Or dell’esposizione e dei quali viene riportato qui sotto un piccolo stralcio:














 
L’Associazione culturale L’Atelier ringrazia le insegnanti e il Sindaco di Guardamiglio per aver contribuito a rendere questo evento memorabile

…tra la nostra anima e il nostro corpo ci sono tante piccole finestre, da lì, se sono aperte, passano le emozioni, se sono socchiuse filtrano appena …. 
Susanna Tamaro, "Va dove ti porta il cuore"



Un caro saluto a tutti



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martedì 15 maggio 2012

QUELLI CHE IL LIBRO...


BUONGIORNISSIMO a tutti gli affezionati!!!

L’Associazione culturale L’Atelier insieme ai bambini e alle insegnanti della scuola “A. Negri” di Guardamiglio è lieta di invitarvi alla mostra:

“Librissimamente tuo: storie di libri e amicizia”

che verrà inaugurata sabato 19 maggio 2012 alle ore 10.00 a Guardamiglio (Lodi) presso la sede della Scuola.




La mostra è dedicata a tutti gli amanti del libro.
In esposizione 120 opere in forma di libri d’artista: “libri personali e personalizzati che non si trovano in libreria, non si trovano nei centri commerciali, non si trovano da nessuna parte e che non troverebbero posto in nessun tipo di scaffale.
Piccole rare perle da non lasciarsi sfuggire perché unici, diversi, inesistenti, non replicabili, libri le cui pagine viaggiano anarchiche e selvagge perché scritte abbandonando la zavorra dello scrivere bene e senza paura di scavalcare il foglio sbandando tra le righe e piroettando tra linguaggi inventati e brulicanti neologismi. Libri realizzati a mano che valgono una fortuna, costruiti con cose improbabili e caratterizzati da interventi manuali, collage, inserimenti, frammenti, strappi e fughe elettrizzanti fuori dalle normali righe editoriali.
Libri impubblicabili perchè scavalcano il significato stesso di libro alla volta di strade non viste, di nuove soluzioni immaginarie decollando verso gli orizzonti infiniti dell’invenzione, della costruzione, dell’organizzazione, della distribuzione.
Coloratissima quintessenza della nuova era letteraria ormai alle porte.
Lussurioso nutrimento per chi legge ma anche per chi tocca, per chi guarda, per chi vede nel libro un essere animato. Libri che si possono girare, rigirare, accarezzare, leggere da una parte e poi dall’altra. Libri frutto di pura originalità pop-letteraria che vi faranno pensare con i loro fantasiosi racconti e vi faranno ridere con le loro originali invenzioni.
Meravigliosa antologia di follie editoriali impossibili”.



Quelli che il libro …

Sempre un libro sul comodino
Sempre un libro in borsa
Sempre un libro
Libri impilati ovunque
Montagne di segnalibri
Prestare un libro rischiando che si rovini? Mai!
Prestare un libro rischiando che non torni più? Mai!
Te lo presto? No! Devo comprarlo!
Parlare dei personaggi come fossero amici nostri
Immaginarsi i personaggi con i visi degli attori
Leggere e non notare il tempo che passa
Piangere se un personaggio muore
Contare i giorni che mancano all’uscita di un nuovo libro
Chiamare il cane o il gatto con il nome del personaggio preferito
Notare che un certo libro sembra proprio parlare di te
Anche al supermercato finire per guardare i libri
Un film non sarà mai all’altezza del libro da cui è tratto
Ancora un capitolo … ed è l’alba!
Ridere leggendo in treno e tutti ti guardano
Non accorgersi di ciò che succedete attorno a noi
Non riuscire a smettere di leggere ma non voler arrivare alla fine
Ho sonno ma non voglio smettere…
Svegliarsi alle tre con il libro in braccio e la luce accesa
Comprare più libri di quanto sia umanamente possibile leggere in una sola vita
Lista infinita dei libri da comprare
Guardare con amore i libri dagli scaffali come fossero cuccioli
Restare a casa a leggere  anziché uscire con gli amici
Nascondere i libri appena comprati per non sentirsi dire : ” Ancora???”
Vedere più spesso il libraio della mamma

Roba da lettori

Se vi riconoscete in almeno tre di questi profili … non perdetevi questa mostra !!!

Un caro saluto a tutti



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mercoledì 9 maggio 2012

LA SOLITUDE DES MèRES








La mia mamma comincia dalla punta dei capelli e finisce nelle suole delle ciabatte. Col piede chiude il forno, coi capelli mi fa il solletico sull’ombelico.
In mezzo ci sono tanti altri pezzi di mamma …

La mia mamma ha ventun anni, e io le ho chiesto perché . Lei mi ha chiesto perché tu ne hai cinque? E io ho detto boh . Poi ho scoperto che sul nostro pianerottolo vive una mamma di quarantasei, e anche lei sa tutto, dorme poco, soffia i nasi, fa un super-ragù, si dimentica delle cose fenomenali e ne ricorda alcune piccolissime . Tutte e due vanno da sole in cantina quando salta la luce e portano spese pesantissime per quattro rampe di scale …

La mia mamma più è mamma più è noiosa. Per lei tutto deve essere stirato, scintillante, scritto giusto …
Quando le diciamo che è antipatica la mia mamma dice che è troppo facile essere simpatiche se non si è vere mamme .

La mia mamma arriva alle sette di sera. Fino a quell’ora si chiama Marianna, dopo si chiama solo mamma …

La mia mamma ha la suoneria del telefonino fortissima e quando prendiamo il treno per andare dalla nonna lei risponde sempre a voce alta, disturbando i viaggiatori e dicendo i fatti miei …
Quando torniamo a casa nostra, la nonna ci mette in un cesto pane e frittata, come nelle fiabe. Allora la mia mamma mi dice :” La nonna è la mia mamma e ci ha messo sessant’anni a diventare brava . La nonna è la mia mamma, quindi so anch’io che è difficile avere una mamma . Bello e difficile .

Per lavoro la mia mamma passa alcuni giorni fuori casa . Poi torna … una sera che è già buio. Io le dico dalla porta: “Non la conosco, signora. Parola d’ordine?” Allora il nonno mi dice di farla entrare, e poi la abbraccia ….
Mia mamma ci mette un po’ a rifare amicizia con me, e io mi rifiuto di andare a nanna con lei perché sa di profumo elegante. Solo quando si mette a cantare una ninnananna mi ricorda tante cose insieme, come un colpo di vento. Allora la riconosco, le tocco la pelle buffa del gomito e ci addormentiamo.

Arianna Giorgia Bonazzi , "Mamme" - Rizzoli 2011 


A tutte le mamme…


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mercoledì 25 aprile 2012

IL PENTOLINO DI ANTONINO


Buongiorno a tutti gli affezionati!!

Si sono conclusi da poco i laboratori didattici che, come sapete, quest’anno erano incentrati sul tema del libro.
La finalità generale del progetto era di far conoscere ai bambini il libro nei suoi molteplici aspetti e l’obiettivo pratico consisteva nella realizzazione di un libro all’interno del quale ogni bambino poteva raccontare e illustrare una propria storia riguardante il tema dell’amicizia.

L’entusiasmo da parte dei bambini è stato grande e i risultati sono stati notevoli. Il merito è da attribuirsi anche allo spirito di collaborazione, alla disponibilità e all’accoglienza che le insegnanti hanno riservato a L’Atelier, tutti aspetti che hanno consentito di ottenere, durante i laboratori, un clima sereno e nel contempo frizzante.
Le insegnanti hanno saputo cogliere il vero spirito dell’Atelier e ne è la prova il fatto che le tecniche acquisite durante i laboratori sono state d’ispirazione per portare avanti, in autonomia, altri progetti. Questo rende noi dell’Atelier particolarmente orgogliosi perché significa che il seme che abbiamo piantato è già diventato germoglio!!

Al termine di ogni ciclo di attività sono solita, in accordo con le insegnanti, far scrivere ai bambini le impressioni sull’esperienza appena vissuta. Mi piace sapere quello che pensano anche perché, se lasciati liberi di esprimersi, i bambini scrivono spesso, per chi vuole leggere, delle cose molto interessanti.

Avevo pensato di riportare di seguito alcuni dei pensieri più rappresentativi ma una serie incredibile di “sincronicità” (che qualcuno definirebbe semplicemente coincidenze) mi suggeriscono un altro modo di procedere..
Tra le tante frasi bellissime che i bambini hanno scritto ce n’è una che mi ha colpito in modo particolare.. è di una bambina che scrive:

Qualche giorno dopo aver letto questa frase ho ricevuto dalla casaeditrice Kite un plico all’interno del quale ho trovato questo libro:

 
Il libro intitolato “Il pentolino di Antonino” edito da Kite edizioni, scritto e illustrato da Isabelle Carrier è la traduzione di un albo illustrato uscito in Francia con il titolo “La Petite Casserole d’Anatole”.
La scelta di tradurre il titolo originario con “Il pentolino di Antonino” è stata fatta per rispettare la rima del titolo francese ma anche perché a Padova (sede della casa editrice) S. Antonio è il santo dei miracoli e questo libro racconta proprio di un piccolo miracolo che talvolta genitori e insegnanti vedono compiersi nei bambini: il miracolo del cambiamento.

Antonino, il protagonista del libro (che simbolicamente l’autrice sceglie di rappresentare come un piccolo ippopotamo in quanto animale goffo) è un bambino a cui un giorno è caduto un pentolino in testa.

Simbolicamente il pentolino rappresenta una difficoltà come ad esempio un trauma, una grave perdita, un incidente, la separazione dai genitori, una disabilità o una condizione familiare complessa (es. adozione o affido) o l’esperienza di trovarsi in un nuovo contesto culturale. Il pentolino può rappresentare anche situazioni meno gravi ma portatrici comunque di grande stress come il vivere una particolare difficoltà in una certa fase di sviluppo o nel passaggio da una tappa all’altra (es. scuola successiva..) oppure i cambiamenti che sopraggiungono con la nascita di un fratellino etc..


A causa del pentolino Antonino, malgrado le sue tante qualità, non è più come gli altri.
I bambini con il pentolino infatti, per stare al passo con gli altri, devono fare più fatica. Spesso però le persone (adulti e compagni) non riconoscono questo sforzo perché la loro attenzione è rivolta tutta a ciò che viene definito e considerato il problema e/o al mancato raggiungimento dello standard che ci si aspetta dai bambini di quell’età.
Il fatto di essere poco riconosciuti, malgrado gli sforzi compiuti, è un’esperienza frustrante per i bambini con il pentolino e le conseguenti reazioni possono essere molteplici. Spesso i comportamenti diventano aggressivi, la rabbia si esprime dicendo parolacce oppure reagendo in modo violento (pugni, calci, morsi..) sia nei confronti degli adulti che dei compagni. Poiché non è facile decodificare i comportamenti degli “Antonini” spesso gli adulti focalizzano la loro attenzione unicamente sul comportamento inadeguato e di conseguenza i bambini vengono sgridati e puniti .
Ad un certo punto il bambino rinuncia ad essere se stesso perché si rende conto che malgrado tutti i suoi sforzi non riuscirà mai ad essere  come gli altri né verrà compreso e diventa così più facile per lui rispondere all’etichetta che gli è stata posta.
Nel libro Antonino decide ad un certo punto di nascondersi sotto il pentolino.
Nella vita di tutti i giorni i modi con i quali ci si può nascondere nel proprio problema sono molti: da un lato ci sono i bambini che decidono di diventare “invisibili” per non rischiare più di venire ripresi (i cosiddetti bambini ”timidi”  o quelli che “non si sa nemmeno di averli”) e dall’altro i bambini “ribelli” definiti spesso “pestiferi, terribili, troppo vivaci, incontenibili, iperattivi” il cui fare travolge come una valanga replicando ogni volta quel processo dell’essere sgridato e messo in punizione che finisce per innescare un circolo vizioso.

 
Ma …

…”fortunatamente esistono persone straordinarie. Basta incontrarne una… per trovare la voglia di tirar fuori la testa dal pentolino “

Antonino incontra Margherita.
Margherita è una signora vestita in modo stravagante, con le scarpe rosse  e sul cui vestito compare una tasca che sembra contenere qualcosa.
Viene presentata come “straordinaria” non perché superiore agli altri, migliore o con dei superpoteri ma semplicemente perché riesce a mettersi in sintonia con le frequenze di Antonino.
Margherita si accorge di Antonino ma non focalizza la sua attenzione sul pentolino (il problema) bensì sul bambino nascosto sotto.
Con delicatezza bussa sul pentolino per attirare l’attenzione di Antonino. Nel contempo si abbassa (si mette cioè sullo stesso piano del bambino per costruire un canale di relazione) e recita una filastrocca (ovvero usa un linguaggio comprensibile al bambino). Non toglie il pentolino dalla testa di Antonino ma lo sposta (non prevarica ma dimostra rispetto per la figura del bambino) quel tanto che basta per guardare Antonino negli occhi e lo invita a guardare il pentolino verde che estrae dalla sua tasca; in altre parole si presenta a lui per ciò che è, in modo autentico raccontando i propri punti forti e le proprie difficoltà e rivelandosi a lui in quanto persona.
Margherita non usa attrezzi particolari, il suo strumento è la relazione: Margherita c’è.
Lei avvicina, accoglie, non giudica. Vede nella diversità di Antonino la sua unicità. Margherita non cerca di tagliare il filo che unisce il polso di Antonino al pentolino ma considera il pentolino come parte della persona di Antonino. Per Margherita infatti il pentolino è sì una fonte di difficoltà ma è anche una fonte di possibilità: diventa un ponte grazie a cui attraversare la buca, una racchetta con cui giocare a tennis e divertirsi, uno sgabello sul quale salire per dipingere…
Margherita aiuta Antonino ad esprimere i suoi punti forti, lo sollecita a raccontarsi ma non cerca di conoscere in modo ossessivo cosa c’è dentro il pentolino: si pone accanto al bambino con un atteggiamento empatico di comprensione e di sostegno.



Margherita non si sostituisce ad Antonino neppure nel fare: non disegna, non colora ma porta i colori e offre strumenti per consentire al bambino di esprimersi al meglio senza sostituirsi a lui (nel libro Margherita simbolicamente tiene le mani dietro la schiena) né lo esorta a sbrigarsi (l’importanza del tempo!!!) ma al contrario lo rassicura e lo lascia libero di sperimentare.
Antonino sceglie di raccontarsi con il pennello (ma le storie possono essere raccontate a parole, con la musica, la danza ..).
Ed ecco l’importanza di valorizzare i talenti e le capacità personali del bambino e di mostrargli il suo essere capace e competente in qualcosa esprimendo apprezzamenti per le cose che fa e facendogli sentire che anche il mondo esterno sa cogliere. Margherita alla fine organizzerà una mostra e le persone che prima reagivano con imbarazzo, inquietudine e rifiuto, ora guardano interessate a ciò che Antonino sa fare e a come esprime i suoi talenti e tornano a relazionarsi con lui rispondendo con reciprocità ai suoi abbracci.

Un buon percorso educativo ha come obiettivo l’acquisizione dell’autonomia da parte della persona, il diventare in grado di fare da sola e di passare ad altro e un buon educatore sa riconoscere quando lo scopo è stato raggiunto.
Quando Margherita capisce che Antonino è pronto “a spiccare il volo” gli dona una saccoccia come simbolo di tutta l’esperienza che Antonino ha fatto con lei e che ora porterà sempre con sé e gli permetterà di evolvere. E’ importante infatti lasciare un lascito di questa esperienza perché indica la conclusione di un percorso ma anche il riconoscere fiduciosi che il bambino può passare ora ad un’altra fase del suo cammino di crescita.
E se anche Antonino non avrà più occasione di rivedere Margherita l’esperienza educativa con questa donna dal talento educativo sarà un motore che lo accompagnerà per sempre.



Osservando l’immagine di Margherita si nota nel suo vestito una tasca: si può immaginare che questa sia una traccia del fatto che anche lei abbia in passato affrontato una situazione simile a quella di Antonino e che anche lei abbia incontrato qualcuno che ha fatto la differenza, che è stato veramente importante per lei. Forse è per questo che ha acquisito quella sensibilità che la rende capace di mettersi in sintonia con le frequenze dell’altro. E questo fatto rappresenta una possibilità che anche Antonino in futuro possa diventare, grazie a questa esperienza, una persona “straordinaria” ovvero in grado di porsi fuori dall’ordinario (extra-ordinario).



E’ nell’ottica di questo racconto che riporto alcune delle frasi che i bambini mi hanno scritto perché vi è in tutte un sottile filo conduttore:







Le riflessioni scritte in corsivo che illustrano la storia di Antonino sono state tratte dal quaderno pedagogico: “Educazione, pentolini e resilienza” di Kite edizioni. Il quaderno è curato da Marco Ius e Paola Milani docenti dell’Università di Padova.


 
La capacità di reagire in modo positivo e costruttivo di fronte alle difficoltà e ad eventi negativi viene definita tecnicamente RESILIENZA.
All’interno di questo quaderno pedagogico potrete trovare un approfondimento di questo concetto e anche degli spunti interessanti sul concetto di co-educazione che pone l’accento su come una buona educazione sia la risultante di molteplici interazioni fra le relazioni genitoriali, familiari e sociali: la crescita e il cambiamento di un bambino avvengono grazie al contributo di tutti.
Il quaderno è anche un utile strumento per rivisitare in modo critico l’attuale modo di educare che ha sempre più la tendenza ad etichettare i bambini con vecchi e nuovi disturbi. Una critica costruttiva alla dilagante “psicologizzazione” dove  “per ogni bambino che ha un problema si chiama subito lo psicologo, prima ancora di chiedersi da dove nasca il problema…”       
Un utile strumento dunque per introdurre nuovi atteggiamenti e strategie didattiche ed educative.

Ringrazio infine la casa editrice Kite perché attraverso la storia di Antonino mi ha permesso, indirettamente, di spiegare in che cosa consiste l’arteterapia.

 
I bambini non sono problemi da analizzare ma persone da accompagnare.
Marco Ius
("Educazione, pentolini e resilienza" - Kite edizioni)


Un caro saluto a tutti


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venerdì 6 aprile 2012

CARTOLINA


A  tutti gli affezionati dell’Atelier

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