giovedì 24 ottobre 2013

LIBERTA'



Il raffinato libro a fisarmonica con la poesia di Paul Éluard “Liberté” edito in Francia da Flammarion, di cui vi avevo già parlato qui

è ora presente anche in versione italiana con la traduzione di Franco Fortini, edito da Gallucci.


P. Eluard, trad. F. Fortini
Libertà, Gallucci 2013
Tutti i diritti riservati


Un elegante libro per un tema sempre attuale…



… Et par le pouvoir d’un mot
Je recommence ma vie …

…E per il potere di una parola
ricomincio la mia vita …

                                       P. Eluard



.. E voi vi sentite liberi?



Un caro saluto a tutti




Argomenti correlati:  Il segnalibro



Eventuali commenti:   info@ateliervigoleno.it





 

venerdì 18 ottobre 2013

VERSO CASA


Michael Morpurgo è un affermato autore di oltre un centinaio di libri per ragazzi che sono stati tradotti in tutto il mondo e hanno vinto numerosi premi. Nel 2003 è stato insignito del titolo di Children’s Laureate, ambasciatore ufficiale della letteratura per ragazzi in Gran Bretagna. Il suo fortunato romanzo intitolato  “War horse” è diventato uno spettacolo teatrale di enorme successo, in scena a Londra e a Broadway e ha conquistato Steven Spielberg, che ne ha fatto un film.
Nel 2009 Morpurgo lesse un articolo su un cane antibomba premiato per aver salvato la vita ad alcuni soldati inglesi. Fu proprio questo articolo ad ispirare le vicende di Aman, di sua madre e della cagnolina Ombra (il libro nella sua versione originale inglese si intitola “Shadow”) protagonisti del romanzo che in Italia è stato tradotto con il titolo Verso casa.

Michael Morpurgo
Verso casa
2013, Piemme
La storia è ambientata tra l’Inghilterra e l'Afghanistan ed è raccontata da tre dei protagonisti: Matt, suo nonno ed Aman che si alternano nel narrare in prima persona la vicenda.  Aman è  un ragazzo afgano che vive a Manchester da ormai sei anni. E’ perfettamente integrato, gioca a calcio, frequenta una scuola inglese e ha come migliore amico un coetaneo di nome Matt. Un giorno Aman viene arrestato insieme alla madre e recluso nel centro di raccolta e detenzione per immigrati in attesa di essere rimpatriato poiché la loro richiesta di asilo politico non è stata accettata. Matt, che non vuole rinunciare all’amicizia che lo lega ad Aman, convince il nonno, un ex giornalista, a far visita ai prigionieri e a farsi raccontare la loro storia. Il racconto che Aman fa al nonno di Matt ripercorre il travagliato viaggio di fuga dall’Afghanistan e dalla situazione di estrema povertà e guerra causata dai talebani. A guidare Aman e la madre nel lungo viaggio verso la libertà c'è Ombra, una cagnolina addestrata a fiutare gli ordigni esplosivi, fuggita durante un’imboscata al suo plotone inglese e data per dispersa. Quando Aman la trova è debole, affamata, ferita. Il ragazzino si prende cura di lei e Ombra lo ripagherà non lasciandolo mai solo. Difenderà lui e la madre, accompagnandoli come un’ombra (da qui il nome) fino a una nuova vita in un nuovo Paese. Ma ora che Aman e la madre stanno per essere rimpatriati tutte le fatiche e le sofferenze subite per conquistare una vita migliore sembrano essere state inutili e le probabilità che Matt e il nonno riescano ad aiutarli sono veramente scarse a causa di una legge e una burocrazia troppo rigide, miopi e prive di umanità..
Abbiamo provato a …raccontare com’era la vita per noi in Afghanistan, come ci trattava la polizia, e dei Talebani che sono dappertutto…Il fatto è che non ci ascoltano. Pensano soltanto a trovare una ragione qualsiasi per liberarsi di noi..

Il romanzo di Morpurgo è scritto in modo scorrevole e offre parecchi spunti interessanti da approfondire e su cui soffermarsi a riflettere: i legami familiari, il potere dell’amicizia,  la guerra, le difficoltà, la povertà e la sofferenza date da situazioni estreme e violente, il dramma delle famiglie in cerca di asilo politico, il coraggio e la capacità di resistere ad avversità inimmaginabili come ad esempio la tortura o la reclusione coatta, il viaggio, la paura, l’emarginazione, la piaga dei centri di detenzione ed espulsione e non da ultimo l’ottusità di chi obbedisce solo a rigide leggi concepite senza considerare l’aspetto umano…
Lo spunto più interessante della storia sta, a mio avviso, proprio in quest’ultimo aspetto ovvero nell’importanza di conservare  sempre “l’umanità” in qualsiasi situazione, non venendo mai meno a quei rapporti di amicizia, rispetto e amore che non sono solo essenziali a sopravvivere in contesti ostili e difficili ma che rendono la vita degna di essere vissuta. Matt non smette un attimo di lottare per Aman e questo non per qualche interesse materiale o personale ma semplicemente perché spinto da un puro sentimento di amicizia. Forse non è un caso che nel racconto sia un ragazzino e non un adulto a credere fortemente e a battersi per questo ideale.
Amicizia, amore, rispetto noi li chiamiamo ideali ma forse non ci rendiamo conto che sono in realtà principi fondamentali da tener sempre presenti perché ci consentono di mantenere la nostra caratteristica peculiare che è “l’umanità” senza la quale finiamo per essere solo dei freddi e insipidi automi. 
Per poter conservare la necessaria sensibilità verso l’altro sarebbe utile avere un atteggiamento di disponibilità a conoscere quanto più possibile della persona che ci troviamo di fronte poiché ogni persona è un mondo nascosto e spesso inimmaginabile.  Da questo punto di vista molto interessanti sono i due film/documentari che lo stesso autore cita alla fine del libro e che l’hanno ispirato nella descrizione della parte afghana della storia:

“The boy who plays on the Buddhas of Bamiyan” diretto da Phil Grabsky  che, attraverso la storia di un ragazzino di nove anni e dei suoi amici e vicini che vivono nelle grotte accanto ai Buddha di Bamiyan distrutti, descrive lo stato in cui molte persone sono state costrette a vivere a causa dei talebani .


e “ In this world” di Michael Winterbottom (in italiano “Cose di questo mondo”) dove attraverso l’esperienza di Jamal e Enayatullah, vengono documentate le inumane condizioni a cui sono sottoposte le persone che intraprendono il viaggio della speranza.  Una esperienza non troppo distante da quella vissuta da migliaia di profughi ed emigranti in cerca di una vita migliore. 








Un caro saluto a tutti





Argomenti correlati:    Un sogno per domani                              

Eventuali commenti:   info@ateliervigoleno.it

giovedì 3 ottobre 2013

A MORTE DEVAGAR




 A MORTE DEVAGAR 
(LENTAMENTE MUORE)

Morre lentamente quem vira escravo do hábito,
repetindo todos os dias  o mesmo trajeto.
Quem não troca de marca,
não arrisca vestir uma cor nova,
não dá papo para quem não conhece.
   


Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi.

Chi non cambia marca,

chi non osa indossare un nuovo colore,
chi non parla a chi non conosce.

Morre lentamente quem evita uma paixão, 
quem prefere o preto no branco e os pingos nos is 
a um turbilhão de emoções indomáveis,
justamente as que resgatam brilho nos olhos,
sorrisos e soluços,
coração aos tropeços, sentimentos.

Lentamente muore chi evita una passione,
chi preferisce il "nero su bianco" e i puntini sulle "i" 
a un turbinio di emozioni indomabili,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Morre lentamente quem não vira a mesa
quando está infeliz no trabalho,
quem não arrisca o certo pelo incerto 
atrás de um sonho,
quem não se permite, uma vez na vida, fugir dos conselhos sensatos.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette, almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Morre lentamente quem não viaja, 
quem não lê, 
quem não ouve música, 
quem não acha graça de si mesmo.
 
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Morre lentamente quem destrói seu amor-próprio.
Então fenece a cada dia quem não se deixa ajudar.
Morre lentamente quem passa os dias queixando-se da má sorte
ou da chuva incessante, desistindo de um projeto antes de iniciá-lo,
não perguntando sobre um assunto que desconhece
e não respondendo quando lhe indagam o que sabe.
Lentamente muore chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare.
Lentamente muore chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante, abbandonando un progetto prima di iniziarlo,
non facendo domande sugli argomenti che non conosce,
e non rispondendo quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Já que não podemos evitar um final repentino,
que ao menos evitemos a morte em suaves prestações,
lembrando sempre que estar vivo
exige um esforço bem maior do que simplesmente respirar.
 
Poiché non possiamo evitare una fine improvvisa,
almeno evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.  




Martha Medeiros
giornalista, scrittrice, poetessa brasiliana



Un caro saluto a tutti



Nota:  questa poesia di Martha Medeiros è stata scritta nel 2000 ma per lungo tempo è stata erroneamente considerata opera di Pablo Neruda. Il testo qui riportato è parziale: per leggere la versione integrale clicca qui.


Argomenti correlati:   L'autobus di Rosa
                              Un sogno per domani
                              Confesso che ho desiderato

Eventuali commenti:   info@ateliervigoleno.it


NOTE

Per eventuali commenti e/o contatti con l'Autore: mail.latelier@gmail.com

Copyright: il testo e le immagini pubblicati sul blog sono a scopo documentale e proprietà intellettuale riservata de L'Atelier e/o degli aventi diritto. La riproduzione parziale o totale del testo, delle immagini, delle interviste, dei video, ecc. è severamente vietata. L'uso di testo e immagini coperte dai diritti di autore è stato gentilmente concesso dai proprietari dei diritti. Ogni loro riproduzione è vietata.

Questo blog è aggiornato senza alcuna periodicità e non rappresenta una testata giornalistica nè un prodotto editoriale (legge n. 62 del 07/03/2001).